Quando Sofia arrivò davanti alla casa della famiglia del suo fidanzato, trascinava una piccola valigia e portava ancora addosso i vestiti del lungo viaggio.
Marco le aveva detto:
— Vieni. Mia madre vuole finalmente conoscerti.
Ma appena la porta si aprì, Sofia capì che qualcosa non andava.
La madre di Marco la osservò in silenzio. Sua sorella, invece, sorrise con disprezzo.
— È lei? — domandò, guardando la tuta semplice di Sofia e la vecchia borsa sulla sua spalla.
Poi prese un flacone di profumo e, ridendo, glielo spruzzò direttamente sul viso.
— Almeno così non porterai l’odore della strada dentro casa nostra.
Sofia chiuse gli occhi, umiliata. Marco era dietro sua madre, con lo sguardo basso.
— Marco… — sussurrò lei. — Non dici niente?
Lui rimase in silenzio.
Fu quel silenzio a farle più male di tutto.
Sofia afferrò la valigia e fece per andarsene. Ma proprio in quel momento, davanti alla casa si fermò una grande auto nera.
Un uomo elegante scese rapidamente e si avvicinò a lei.
— Signorina Sofia Bianchi? La stavamo cercando ovunque. Il notaio è già arrivato.
Tutti rimasero immobili.
La sorella di Marco smise di sorridere.
L’uomo continuò:
— Dopo la morte di suo nonno, lei è diventata l’unica proprietaria del gruppo alberghiero Bianchi… compresa questa villa.
Sofia si voltò lentamente verso la famiglia.
La madre di Marco impallidì.
— Questa… questa casa?
Sofia asciugò il profumo dal viso e guardò Marco un’ultima volta.
— Sì. Ma non preoccupatevi. Non vi caccerò oggi.
Fece una pausa.
— Avete trenta giorni per andarvene.
Poi salì sull’auto nera senza voltarsi indietro.
E per la prima volta, nessuno davanti a quella porta ebbe il coraggio di ridere.